Il mio impegno

Il mio impegno è dettato essenzialmente dalla volontà di cambiare le cose che conosco, senza avere la presunzione di cambiare il mondo.

La passione politica, civile, morale, mi ha portato ad affiancare i lavoratori bancari sin dagli inizi della mia attività: non avevo ancora compiuto 18 anni, quando sono entrato in banca.

Presi il posto di mio padre, che morì prematuramente, all’età di 46 anni.

Mi iscrissi subito alla Fabi, diventando rappresentante sindacale aziendale, alla sede di Viterbo della Banca del Cimino.

Nella mia lunga militanza sindacale ho intrapreso anche iniziative dirompenti, come manifestazioni di piazza, ricorsi alla magistratura del lavoro, sit-in e pubbliche denunce a quotidiani e televisioni.
Ho cercato però sempre di anteporre il dialogo allo scontro.

Negli anni Ottanta il clima all’interno degli istituti di credito era veramente pesante: soprusi e prepotenze ai dipendenti, licenziamenti improvvisi, demansionamenti, straordinari non pagati, nessuna vera e propria regolamentazione che rispettasse e difendesse i diritti dei lavoratori bancari, nonostante lo Statuto dei Lavoratori e il contratto di categoria ne definissero diritti e doveri.

Con i lavoratori ho sempre instaurato un rapporto personale: sono infatti convinto che il vero sindacalista debba condividere con i lavoratori i problemi di tutti i giorni, non perdendo mai il contatto con la persona.

Vengo dalla provincia di Viterbo, dove le due grandi banche locali, la Banca del Cimino e la Cassa di Risparmio di Viterbo hanno vissuto momenti particolarmente difficili, segnati da vicende giudiziarie che ne hanno coinvolto i vertici.

La “prima linea” mi ha sempre visto protagonista, certo del fatto che credibilità e fiducia vadano meritate, e che ottenere il privilegio della rappresentanza richieda inevitabilmente l’onere del “buon esempio”.

Sono stato sempre, per mia natura, a fianco dei più deboli.

La convinzione che fosse necessario muoversi, agire, intervenire sull’evolversi delle cose, mi ha spinto in modo naturale ad attivarmi anche in ambito politico.

Ho vissuto un’importante esperienza nell’amministrazione comunale di Viterbo, dove, dal 1990 al 1995, ho ricoperto il ruolo di Delegato allo Sport: senza però rincorrere facili clientelismi, tipici di una città di provincia, mi sono concentrato nella realizzazione di opere strutturali di impiantistica sportiva, scelta che, nella città di Viterbo, ha rappresentato una vera e propria rivoluzione culturale e sociale.

Per sei anni, poi, dal 1990 al 1996, sono stato Presidente del Centro Agroalimentare di Viterbo.

Non ho mai tralasciato, però, l’attività sindacale, anche quando ero impegnato in prima persona nell’attività politica come amministratore di un capoluogo di provincia.

Si è trattato comunque di una parentesi volontariamente breve, seppur molto incisiva a livello personale: una vera e propria palestra di vita.

Ho scoperto aspetti poco conosciuti e in parte non molto piacevoli di un mondo, quello della politica, estremamente coinvolgente ma allo stesso tempo complesso.

Un mondo da cui, in ogni caso, ho molto appreso e che, soprattutto, mi ha offerto la possibilità di un’esperienza intensa della vita che ho poi potuto mettere a frutto successivamente.

Nel periodo in cui ho ricoperto la carica di segretario provinciale della Fabi di Viterbo, mi sono attivato in diversi progetti di carattere sociale: le esperienze più significative, quelle che hanno lasciato nitida la loro impronta dentro di me, sono quelle che ho avuto il privilegio di portare avanti insieme all’Unicef, organizzazione che stimo enormemente per l’impegno che da oltre sessanta anni mette in campo in difesa dei diritti dei bambini.

Insieme ai lavoratori bancari di Viterbo e provincia, abbiamo raccolto fondi, creato strutture, finanziato e sostenuto progetti a favore di bambini in difficoltà: la ferma volontà di dare una voce ai più deboli è uno dei motivi che mi spingono, da sempre, a impegnarmi nel “far girare meglio le cose”.

Nell’attività sindacale, pur ricercando sempre il dialogo, quando necessario non mi sono sottratto allo scontro perché penso che, talvolta, sia giusto andare fino in fondo, senza compromessi né incertezze.

Ansia, insicurezza, precarietà sono compagni di viaggio indesiderati che il presente ci impone e di cui dobbiamo liberarci per il futuro.

L’esperienza mi ha insegnato che è necessario agire con forza, con determinazione estrema per far sì che quanto di irrisolto, di malfunzionante ci circonda possa essere, se non debellato, almeno fermamente contrastato e ridimensionato.

Nella mia lunga attività ho cercato sempre di anteporre gli interessi collettivi a quelli personali: ogni mattina, quando inizia la mia giornata, da oltre trenta anni mi riprometto sempre di non deludere, così, gli altri e principalmente me stesso.

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