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3 Commenti

  1. 1

    ALBERTO - MANTOVA

    IN QUESTO MOMENTO LA POSIZIONE DELL’ABI – DI CHIUSURA E SCONTRO DURO AL POSTO DI UN CONFRONTO COSTRUTTIVO CON I RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI- COINVOLGE NON SOLO IL NOSTRO SETTORE , LA SUA AUTONOMIA CONTRATTUALE, MA IN CONSIDERAZIONE DELLA SITUAZIONE DI GRAVE CRISI ECONOMICA SI RIPERCUOTERA’ ANCHE A LIVELLO PIU’ AMPIO E GENERALE SUL MODO DI CONSIDERARE ED ATTUARE LE RELAZIONI SINDACALI E LE TUTELE DEI DIRITTI.
    OCCORRE UNITA’ E FORZA REALE – NEI COMPORTAMENTI, NELLE DICHIARAZIONI- DA PARTE DI OGNI SIGLA SINDACALE PER CONTRASTARE UNA SITUAZIONE CHE SE SOTTOVALUTATA POTREBBE AVERE CONSEGUENZE PESANTI SUGLI ASSETTI NORMATIVI E RETRIBUTIVI.

    1. 1.1

      Lando Maria Sileoni

      Sostieni una linea di pensiero che, come Fabi, da sempre perseguiamo.
      L’unità con le altre OO SS è un valore che non intendo mettere in discussione. La Fabi, come primo sindacato, ha la maggiore responsabilità nelle scelte sindacali e nelle modalità per ottenerle. A questo ruolo non rinuncio, per il bene della categoria che anche tu richiami.

  2. 2

    FEDERICO CANTARINI

    La domanda che la FABI e la piattaforma pongono è se sia ancora possibile un percorso di sviluppo capace di soddisfare non solo gli obiettivi di redditività e di profitto delle aziende (operando sulla qualità e non solo sulla quantita’), ma anche bisogni, valori, diritti, condizioni di lavoro, di salute e sicurezza dei lavoratori. E’ profondamente cambiato il ruolo delle banche nel processo di intermediazione del risparmio ed in tale contesto sono andati modificandosi parallelamente i rapporti tra banca e utenza, tra la banca ed i propri lavoratori (prima risorsa e primo capitale).
    Cio’ ha significato indubbiamente maggiore flessibilità, riallocazione, pressioni, demansionamenti, dequalificazioni, mobbing, precarizzazione).
    E’ ormai certo, ne siamo convinti, che la capacità competitiva di un’azienda fonda i suoi migliori presupposti nella valorizzazione delle competenze e delle qualità.
    Il nuovo modo di essere e fare banca (socialmente responsabile, vocata ai servizi, aperta alla buona occupazione per i giovani e al servizio dell’economia per lo sviluppo del paese), significa proporsi per un cambiamento culturale del management delle banche, creazione di valore e sviluppo delle competenze professionali, significa rivedere radicalmente i comportamenti delle aziende intervenute pesantemente sull’organizzazione del lavoro con codici di regolamentazione autoritari, tentando di cancellare conquiste, garanzie e tutele del lavoro dipendente.
    C’e’ bisogno di un nuovo orizzonte del lavoro che riaffermi una scala di valori dove etica, qualità e dignità del lavoro occupino un ruolo funzionale ed irrinunciabile non solo per i lavoratori ma per gli stessi obiettivi delle imprese.
    Accanto a chi guadagna “spropositatamente” c’è chi perde (anche il potere d’acquisto delle retribuzioni) e di fronte a tali disparità economiche, la risposta corretta deve comprendere uno sforzo per dare alla globalizzazione una forma meno distruttiva nei confronti dell’occupazione, dei diritti, delle certezze, dell’equità e dei modi di vivere il lavoro!

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