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5 Commenti

  1. 1

    Fabio Fiacchi

    Il piano industriale di Unicredit prevede il ritorno ad un modello di istituto commerciale ” puro ” , retail. Si ricambia tutto….. E’ il famoso gioco delle 3 carte conveniente per il management ma non privo di criticita’ per il personale, con riconversioni affrettate , mobilita’ e demansionamenti. La dirigenza crede inoltre di poter sostituire con la multicanalita’ la presenza di risorse nelle filiali…! Radicamento sul territorio con filiali leggere. L’ istituto esce con una trimestrale in perdita e quale ulteriore strategia per far quadrare i conti ?????? 5.200 esuberi. Da quando ci sei tu , Lando, TUTTO E’ + CHIARO PER TUTTI! GRAZIE

  2. 2

    Sergio Figuccia

    Sono perfettamente d’accordo con Lando Sileoni per quanto riguarda la necessità e il dovere morale di diminuire intanto (e di molto) gli stipendi e i benefit percepiti dai dirigenti, anche perchè tutti noi abbiamo ancora sotto gli occhi l’oscena liquidazione incassata da Alessandro Profumo, specialmente dopo che siamo venuti a conoscenza del danno che ha fatto con la faccenda dell’evasione fiscale, costata quasi 150 milioni di euro ad Unicredit.
    Ma per il caso esuberi ho un’idea un pò diversa.
    E’ pur vero che la funzione del Sindacato è quella di salvaguardare i posti di lavoro, ma occorre anche avere una visione più ampia delle aspirazioni dei lavoratori più anziani che devono essere ugualmente tutelati.
    La possibilità di poter usufruire di un prepensionamento su base volontaria, per quanto pesante dal punto di vista economico, è pur sempre un piccolo “salvagente” per bancari che lavorano ormai da 35 anni, che sono stanchi e prossimi alla sessantina d’anni di età e che, restando ancora al lavoro, hanno solo la prospettiva di essere sbattuti qua e là dall’azienda, con cambi continui di carichi e modalità di lavoro, per non parlare della schiavizzazione al computer, divenuto ormai unico strumento valido e vigente su ogni scrivania.
    Per loro (ma direi “per noi”) la fuga è l’unica salvezza; e mentre il Governo trama per farci morire sul nostro posto di lavoro, cercando di abolire le sacrosante pensioni di anzianità (si pensi che si verificherebbero centinaia di migliaia di casi di gente costretta a lavorare per quasi 50 anni solo perchè entrata nel mondo del lavoro a 18 20 anni di età) la possibilità di prepensionamenti su base volontaria potrebbero risultare una opportunità da non perdere.
    Caro Lando, il lavoro sì! Ma i lavori forzati no. Non abbiamo fatto nulla per meritarli, almeno ci concedano “i domiciliari”.

  3. 3

    Lagonigro Filoteo

    Buongiorno,sono un iscritto fabi di lunga data, nonchè dirigente provinciale a Campobasso; in merito al piano industriale Unicredit sono d’accordo con la linea della FABI per la lotta contro le esternalizzazioni, la riduzione dei super bonus per i top manager, la richiesta di assunzioni per i giovani, e penso che il ricorso al fondo esuberi per gli anziani sia da difendere; soprattutto in questo momento è una opportunità, peraltro su base volontaria, per tanti colleghi che preferirebbero anticipare l’età pensionabile, che le nuove norme dell’ A.G.O. rendono sempre più un miraggio.
    Portiamo avanti la difesa di questo importante ammortizzatore sociale, che apre anche la porta alla assunzione dei giovani.
    Cordialità.
    Filoteo Lagonigro

  4. 4

    calogero sanfilippo

    Desideravo un chiarimento: perchè nel caso in cui un lavoratore decidesse “VOLONTARIAMENTE” di accedere all’unico ammortizzatore sociale dei bancari, il Fondo esuberi; sarebbe considerato un posto di lavoro PERSO ? Un posto di lavoro perso credo dovrebbe considerarsi quando un lavoratore viene licenziato, posto in cassa integrazione, in ogni caso allontanato dal lavoro senza possibilità di scelta, coercitivamente, giusto ? Ma se un bancario, dopo almeno 35 anni di lavoro, senza incidere sulla collettività, decidesse di andare in esodo, sarebbe semrpe da considerarsi ……licenziato ?
    Cari amici sindacalisti, nelle trattative ai massimi livelli, perorate l’utilizzo del Fondo. Noi bancari non ce la facciamo più.

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