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120° CONSIGLIO NAZIONALE FABI – TUTTA LA STAMPA

di Redazione

La FABI protagonista su tutti i maggiori quotidiani durante i lavori del 120° Consiglio Nazionale. Dal nodo del Contratto Nazionale al futuro di MPS. 

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CORRIRE DI SIENA/VT/UMBRIA E MAREMMA, venerdì 21 novembre 2014

(cliccare sull’immagine per ingrandire)

corriere-21novembre copia

MF-MILANO FINANZA, giovedì 20 novembre 2014
Banche L’Abi conferma la linea pregiudiziale su Scatti e Tfr. Duri i sindacati – Sul contratto tutti con Profumo – L’esecutivo dell’associazione bancaria ha confermato il pieno sostegno alla propria delegazione Oggi il nuovo statuto che eviterà altri casi Mussari e Berneschi. Taglio del 5% alle quote associative
di Luca Gualtieri e Antonio Satta 
  
La rottura delle trattative sul contratto dei bancari è sempre più probabile. L’esecutivo dell’Abi, riunito questa mattina a Roma, ha chiarito che la posizione annunciata ai sindacati dal capo-delegazione dell’associazione, Alessandro Profumo, è quella di tutti i banchieri. All’Abi nessuno parla di pregiudiziali, ma resta il fatto che le banche vogliono una riduzione strutturale del costo del lavoro e che questa passa inevitabilmente per la sterilizzazione dei meccanismi di adeguamento automatici (scatti di anzianità e rivalutazione del Tfr). Margini residui sulla parte economica della trattativa (recupero dell’inflazione a parte) sono rinviati alla contrattazione aziendale. «Il comitato esecutivo di Abi ha pienamente confermato la linea portata avanti fino ad oggi con la solita compattezza che il presidente sa assicurare», ha detto infatti Profumo lasciando l’incontro, mentre il presidente Antonio Patuelli gli ha confermato pubblicamente «la fiducia e la stima» e «tutto il nostro appoggio». Discorso chiuso, quindi? A sentire le repliche dei sindacati sembrerebbe di sì. La Fabi, che sta tenendo a Roma il consiglio nazionale, aveva minacciato lo sciopero addirittura il giorno precedente l’esecutivo. «Se i banchieri continueranno ad adottare la linea intransigente, siamo pronti a scendere di nuovo in piazza», ha dichiarato proprio il numero uno Lando Sileoni. Se non si arriverà tra le parti a una condivisione del percorso per chiudere l’intesa entro fine anno, è insomma assai probabile che i sindacati decidano di convocare le assemblee dei lavoratori per iniziare azioni di mobilitazione e da parte dei banchieri potrebbe conseguire una nuova disdetta del contratto vigente e prorogato al 31 dicembre. L’ultimo sciopero della categoria del credito (il primo da 13 anni) è stato il 31 ottobre dello scorso anno con massicce adesioni dei lavoratori.
Ieri intanto il mondo sindacale si è occupato anche del delicato rinnovo contrattuale del credito cooperativo: «Se Federcasse rinnovasse il contratto nazionale di categoria dei 37 mila lavoratori del credito cooperativo prima dell’Abi, sarebbe un bel segnale di differenza e autonomia», ha dichiarato Sileoni durante il confronto con Alessandro Azzi, presidente di Federcasse. «Vogliamo un contratto che tenga insieme la salvaguardia dei lavoratori, del salario e del sistema», ha ribadito Sileoni durante la seconda giornata del consiglio nazionale. E fanno il viso dell’arme anche gli altri sindacati, come la Fiba Cisl, il cui segretario Giulio Romani vuole spiegare ai lavoratori «che non è il momento di avere paura. Si sta giocando una partita storica perché i banchieri vogliono sfruttare la perdurante crisi economica per liberarsi del sindacato, per avere mano libera e fare a meno del sistema bancario» Parole molto simili a quelle di Agostino Megale, segretario della Fisac-Cgil: «I banchieri devono smetterla di scaricare le difficoltà e le criticità del settore sui lavoratori, assumendosi invece la responsabilità di ridurre i loro compensi, dando l’esempio in tempi di difficoltà. I lavoratori i sacrifici li hanno già fatti, adesso tocca a loro».
All’Abi però sono convinti che la trattativa, benché molto complessa, possa proseguire, non solo nei due giorni di incontri già fissati (25 e 26 novembre). Oggi intanto il comitato di presidenza dell’associazione approverà il nuovo statuto. Le regole, che dovrebbero evitare in futuro nuovi casi Mussari e Berneschi. Tra i vari punti, infatti, c’è la decadenza dagli incarichi in associazione per chi perde la posizione di vertice nel proprio istituto e la sospensione automatica per chi viene raggiunto da un provvedimento che lo privi della libertà personale, bastano, insomma, gli arresti domiciliari.
Ieri, intanto è stato approvato il bilancio preventivo 2015 dell’Abi che prevede per il secondo anno consecutivo una riduzione delle spese inglobando anche i costi del personale e delle strutture informatiche di «PattiChiari», che non peseranno più su capitoli aggiuntivi a carico degli associati, di conseguenza le quote associative scenderanno del 5%. (riproduzione riservata)
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IL SOLE 24 ORE, giovedì 20 novembre 2014
Fabi: le Bcc siglino l’intesa per prime
«Se Federcasse rinnovasse il contratto prima dell’Abi, sarebbe un bel segnale di differenza e autonomia. È necessario che l’associazione datoriale delle Bcc sia unita al proprio interno» È l’invito lanciato dal segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, al presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, intervenuto ieri al consiglio nazionale della Fabi. Azzi ha spiegato che la presenza di rappresentanti dei lavoratori negli organi di governance delle Bcc è un argomento «su cui confrontarsi con moderazione ed equilibrio, con particolare considerazione al tema che riguarda la loro presenza negli organi di controllo». Le Bcc, inoltre, aggiunge Azzi, ora «devono confrontarsi con la Bce e ciò avrà ricadute sul sistema e sul loro modo di operare.
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IL SOLE 24 ORE, giovedì 20 novembre 2014
Contratto. Per i sindacati il solo riconoscimento del potere d’acquisto non basta e minacciano lo sciopero – Abi pronta allo showdown – Sì al recupero dell’inflazione ma blocco strutturale degli scatti
Cristina Casadei
Dicono i banchieri: il settore bancario nel suo insieme ha una capacità di generazione di ricavi e di sostenibilità dei costi che è limitata dal contesto esterno. Quindi è già un elemento di positività discutere della componente potere di acquisto, nel negoziato per il rinnovo del contratto dei 309mila bancari. Aggiungono: non è possibile avere altri elementi strutturali, come gli scatti, per esempio, che vanno eliminati, con ricadute sul calcolo del Tfr e, in prospettiva, sulle buste paga e sul costo del lavoro. Strutturalmente, dicono i banchieri. Quando sentono la disponibilità dei sindacati, come ha detto per esempio il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, a sedersi al tavolo e a parlare ma a patto che il blocco sia nell’ambito di questo contratto, rispondono, i banchieri, che questo significa non risolvere il problema.
 Dal 25 novembre, martedì prossimo, Abi e i sindacati si metteranno al tavolo per rivedere insieme tutti i temi della trattativa che già qualche virata la ha fatta. Se in un primo momento, su richiesta dei sindacati, erano stati aperti due cantieri su area contrattuale e inquadramenti, dopo i primi incontri, ancora una volta su richiesta dei sindacati, i due temi sono stati riportati al tavolo principale per avere una visione complessiva del negoziato. Anche i banchieri del resto ritengono che le cose vadano tenute tutte insieme e che ogni controparte deve avere coscienza, chiaramente, dei punti rilevanti per l’una e per l’altra. Concedendo da una parte e dall’altra. Finora Abi sembra che sia disposta a concedere il riconoscimento dell’inflazione che, secondo un primo calcolo sarebbe pari all’1,85%, ossia un aumento di poco superiore a 50 euro, in media. I sindacati, in cambio, dovrebbero arretrare su scatti e tfr che però secondo un loro calcolo pesano molto di più di 50 euro: quindi lo scambio sarebbe decisamente in perdita per i lavoratori. Di qui le posizioni emerse al termine dei consigli nazionali di Fabi, Fiba, Fisac e Uilca che minacciano all’unanimità uno sciopero se i banchieri non cambiano posizione.
 Uno scenario improbabile, dopo la giornata di ieri. «Il Comitato esecutivo di Abi ha pienamente confermato la linea portata avanti fino ad oggi con la solita compattezza che il presidente sa assicurare», afferma Alessandro Profumo che guida la delegazione di Abi nel negoziato per il rinnovo del contratto. Sugli interventi strutturali, quindi, niente passi indietro dei banchieri che, come riassume il presidente di Abi, Antonio Patuelli, confermano «la fiducia e la stima ad Alessandro Profumo» che ha «tutto il nostro appoggio», aggiunge. Nel prossimo incontro, il 25 novembre a Milano, si andrà allo showdown. Il comitato affari sindacali di Abi dove in queste settimane si sono susseguite discussioni molto aperte e intense su come dipanare l’intricata matassa del contratto andrà avanti compatto, i sindacati decideranno di conseguenza. Certamente uno sciopero in questo momento creerebbe non poche difficoltà. Per chi diventa più difficile la partita si vedrà, eventualmente, dopo. La disdetta del contratto del 31 dicembre non sembra in discussione. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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LA REPUBBLICA giovedì 20 novembre 2014
Banchieri, addio superbonus e più controlli ecco i paletti di Via Nazionale sugli stipendi

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IL MESSAGGERO (SU 15 EDIZIONI) giovedì 20 novembre 2014


Stress  test,  le  banche  sul  piede  di  guerra – `Proteste  in  Abi:  mandato  a  Patuelli  per  un  intervento  sul  governo  e  su  Bankitalia


R  O  M  A  Rivolta  dei  banchieri  contro  Bce  e  Eba  a  proposito  degli  stress  test  sui  quali  Bankitalia  ha  espresso  un  certo  dissenso  evidenziato  dal  vicedirettore  generale  Fabio  Panetta.  I  risultati  dell’esercizio  esercizio  sono  stati  definiti  penalizzanti  dai  banchieri  perché  non  hanno  considerato  la  specificità  degli  istituti  italiani  che  risentono  del  convincimento  di  essere  patrimonialmente  deboli.  Per  questo  l’esecutivo  esecutivo  Abi,  svoltosi  ieri  a  Roma,  ha  dato  mandato  ad  Antonio  Patuelli  e  Giovanni  Sabatini  per  un’azione  azione  di  sensibilizzazione  su  governo  e  Bankitalia  affinché  trasmettano  la  protesta  a  Eurotower  e  all’Autorità Autorità  guidata  da  Andrea  Enria.  Proprio  quest’ultimo  ultimo  sarebbe  stato  il  bersaglio  dei  vari  interventi  critici.  Assenti  Carlo  Messina  (Intesa),  Federico  Ghizzoni  (Unicredit)  e  Giuseppe  Castagna  (Bpm).  Dei  presenti,  alcuni  hanno  preso  la  parola  sia  sul  tema  dell’esercizio  esercizio  europeo,  sia  sul  rinnovo  del  contratto  oggetto  di  un  faticoso  negoziato  con  i  sindacati.  Ieri  Lando  Sileoni  (Fabi)  ha  invitato  Federcasse  a  chiudere  il  contratto  delle  Bcc  prima  di  quello  Abi.  La  prossima  riunione  fra  le  parti  si  terrà  a  Milano  martedì  25  con  prosecuzione  il  26  e  27:  l’esecutivo  esecutivo  ha  confermato  il  mandato  a  trattare  alla  commissione  guidata  da  Alessandro  Profumo.  Il  presidente  di  Mps  sarebbe  intervenuto  nel  dibattito  oltre  che  sul  contratto  anche  sugli  stress  test:  Siena  e  Carige  sono  le  uniche  banche  italiane  bocciate  per  un  deficit  di  2,9  9  miliardi  su  un  campione  di  13,  di  cui  9  rimandate  dopo  gli  esami  sugli  attivi  (aqr)  e  riabilitate  a  seguito  delle  azioni  di  rafforzamento  attuate  nei  nove  mesi  2014.  EBA  SUL  BANCO  DEGLI  IMPUTATI  Le  banche  italiane  hanno  una  loro  specificità,  hanno  detto  Profumo,  Roberto  Nicastro,  Victor  Massiah  che  non  è  stata  considerata  nello  svolgimento  del  test  del  quale  Bankitalia  (lo  ha  svelato  Panetta)  ha  fatto  verbalizzare  la  sua  contrarietà:  la  decisione  dell’Eba  Eba  di  escludere  i  titoli  di  Stato  dal  portafoglio  afs,  cioè  delle  attività  disponibili  alla  vendita.  I  banchieri  hanno  protestato  anche  per  un  esercizio  che  ha  penalizzato  le  banche  commerciali  come  le  italiane  (con  minori  rischi)  rispetto  alle  universali.  E  sottolineato  il  timore  che  il  maggior  capitale  richiesto  per  le  banche  sistemiche  (tra  cui  Unicredit)  possa  essere  esteso  agli  altri  istituti.  Dopo  l’esecutivo  esecutivo,  si  è  riunito  il  consiglio  dell’Abi  Abi  che  ha  approvato  le  modifiche  statutarie  che  saranno  varate  oggi  dall’assemblea  assemblea  straordinaria.  r. dim

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CORRIERE DI SIENA/VITERBO/UMBRIA e MAREMMA giovedì 20 novembre 2014


Sileoni,  segretario  generale  Fabi:  “I  banchieri  cambino  atteggiamento.  Tagli?  Potrebbero  ridursi  lo  stipendio  del  30%”  Contratto,  i  bancari  pronti  a  scendere  in  piazza

ROMA  “Vogliamo  proseguire  la  trattativa  di  rinnovo  del  contratto,  ma  le  banche  devono  cambiare  radicalmente  atteggiamento,  altrimenti  siamo  pronti  a  scendere  di  nuovo  in  piazza.  Se  i  banchieri  continueranno  ad  adottare  la  linea  intransigente,  si  dovranno  assumere  la  responsabilità  di  un’eventuale  eventuale  rottura  del  tavolo  di  confronto,  davanti  ai  lavoratori  e  all’opinione  opinione  pubblica.  Abbiamo  chiesto  risposte  chiare  sui  temi  dell’area  area  contrattuale,  degli  orari  di  lavoro,  dei  demandi  alla  contrattazione  aziendale  e  di  gruppo,  ma  finora  non  ci  hanno  voluto  rispondere,  se  non  in  modo  generico.  Quanto  alla  pregiudiziale  del  blocco  del  costo  del  lavoro,  posta  dall’Abi  Abi,  proponiamo  ai  banchieri  di  dare  l’esempio  esempio  diminuendo  del  30%  gli  stipendi  di  quei  300  supermanager  che  guadagnano  in  media  1,9  9  milioni  l’anno  anno.  Sarebbe  un  gesto  di  grande  sensibilità  sociale”.  Questo  il  messaggio  lanciato  da  Lando  Maria  Sileoni,  segretario  generale  della  FABI,  il  principale  sindacato  dei  bancari,  nel  corso  del  120?  consiglio  nazionale  della  FABI,  che  si  è  aperto  ieri  a  Roma  e  si  concluderà  il  20  novembre.  All’evento  evento  partecipano  circa  1700  i  delegati  sindacali  venuti  da  tutta  Italia  per  la  trattativa  sul  rinnovo  del  contratto  degli  oltre  309  mila  bancari  italiani,  giunta  ormai  la  giro  di  boa.  Presenti,  in  qualità  di  ospiti,  anche  i  protagonisti  del  mondo  bancario  italiano,  tra  i  quali  Alessandro  Profumo  (Presidente  Comitato  Affari  sindacali  e  lavoro  di  Abi  e  di  Mps),  i  capi  del  personale  di  tutti  i  maggiori  gruppi  creditizi  italiani,  e  Lando  Maria  Sileoni,  Segretario  generale  della  FABI.  La  trattativa  per  il  rinnovo  del  contratto  nazionale  degli  oltre  309mila  mila  bancari  italiani  è  iniziata  a  maggio,  e  stando  al  comune  impegno  delle  parti,  dovrebbe  concludersi  entro  il  31  dicembre.  Le  posizioni  di  banche  e  sindacati  sono,  tuttavia,  ad  oggi  molto  distanti  e  si  rischia  la  rottura.

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BRESCIA OGGI/L’ARENA e GIORNALE DI VICENZA giovedì 20 novembre 2014


Da Bankitalia una stretta su compensi e bonus

La Banca d’Italia stringe su compensi e bonus dei vertici bancari recependo le direttive Ue e i principi stabiliti dagli organismi internazionali. Spicca il divieto di bonus superiori alla parte fissa della retribuzione per il personale che si assume rischi e la soglia per il compenso del presidente del cda fissata alla parte fissa della retribuzione di ad o dg.
Negli ultimi due anni le retribuzioni sono state tagliate per effetto del crollo degli utili, che in alcuni casi ha azzerato i bonus e in genere la parte variabile. In alcuni casi le retribuzioni sono ancora a sei zeri e per molti sindacati sono inaccettabili.
Oltre a ridurre l’assunzione di rischi, la Banca d’Italia punta a far contenere i costi per esigenze di patrimonio e redditività.
Il costo degli oltre 300mila dipendenti del settore, è il muro su cui si sta infrangendo la trattativa fra Abi e sindacati per il rinnovo del contratto. L’incontro del 25 novembre a Milano rischia di terminare in una rottura che porti anche allo sciopero generale. L’Abi ha appoggiato la linea fin qui tenuta dal presidente del Calsi Alessandro Profumo che nei giorni scorsi ha posto come condizione la cancellazione degli automatismi nella dinamica del costo del lavoro vista la situazione di crisi del settore e dell’economia.
La condizione è inaccettabile per i sindacati. Fabi e Fiba Cisl che hanno chiesto all’Abi di cambiare posizione, pena mobilitazioni fino allo sciopero

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MF-MILANO FINANZA, mercoledì 19 novembre 2014

Banche Profumo (ABI) conferma la pregiudiziale e la FABI minaccia lo sciopero – Scatti e Tfr bloccano il contratto – Sileoni accetta che il recupero dell’inflazione parta solo al terzo anno, ma non cede sui meccanismi automatici e lancia un messaggio alle popolari: i soci lavoratori contrari alla trasformazione in spa

di Antonio Satta

Sì al contratto nazionale come cornice di regole, che facciano da punto di riferimento anche per la contrattazione aziendale, disponibili anche a discutere di come calcolare il recupero dell’inflazione, ma resta la pregiudiziale sulla riduzione strutturale della dinamica del costo del lavoro. Alessandro Profumo, capo delegazione dei banchieri nella trattativa per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, ha ribadito che l’Abi per ora non sposta di un passo la sua posizione. Ospite del consiglio nazionale della Fabi, nel corso di un dibattito con il segretario del maggiore sindacato del settore, Lando Sileoni (al quale hanno partecipato anche il chief operating officer di Intesa Sanpaolo, Omar Lodesani, e il responsabile risorse umane di Unicredit, Paolo Cornetta), il presidente di Mps ha chiarito che la situazione economica non permette aumenti di retribuzione generali, al di là del recupero dell’inflazione. Non solo, vanno sterilizzati stabilmente anche i meccanismi che fanno crescere automaticamente il costo del lavoro, in altre parole gli scatti d’anzianità e la rivalutazione del tfr.

2014_11_19-rassegna_Pagina_03_Immagine_0003Posizione respinta al mittente da Sileoni. «Se i banchieri continueranno ad adottare la linea intransigente, si dovranno assumere la responsabilità di un’eventuale rottura del tavolo di confronto, davanti ai lavoratori e all’opinione pubblica», ha ribattuto a Profumo, ricordando che già dopo la disdetta anticipata del contratto decisa dall’Abi i sindacati non avevano esitato a scendere in piazza e scioperare.

«Con il Tfr e gli scatti le banche vogliono risparmiare circa 1.700 euro in media per addetto». E’ un calcolo che riguarda circa il 75% dei 309 mila lavoratori bancari. Se le aziende vogliono tagliare il costo del lavoro, ha aggiunto Sileoni, i banchieri possono dare l’esempio «diminuendo del 30% gli stipendi di quei 300 super-manager che guadagnano in media 1,9 milioni l’anno. Sarebbe un gesto di grande sensibilità sociale». Profumo a sua volta ha replicato ricordando che le remunerazioni dei top manager sono scese sensibilmente, ma al di là di questo ha invitato i sindacati «ad avere una visione d’insieme». E a Sileoni ha replicato che «bisogna trattare fino all’ultimo giorno», considerando il contratto nel suo insieme (come anche la futura contrattazione aziendale), compresi i capitoli sui quali ci sono stati passi avanti (area contrattuale, recupero dell’inflazione e inquadramenti). Sileoni a sua volta ha detto che il sindacato è disposto a studiare formule che blocchino temporaneamente il costo del lavoro, come far slittare al terzo anno di contratto, senza altri adeguamenti, il recupero dell’inflazione, ma di rinunciare a tfr e scatti non se ne parla. E ai dirigenti delle banche popolari presenti sul palco ha detto che il sindacato resta contrario alla trasformazione di questi istituti in spa. (riproduzione riservata)

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IL SOLE 24 ORE, mercoledì 19 novembre 2014

Credito. Gli istituti puntano a spostare le dinamiche negoziali nel perimetro aziendale mentre i sindacati rivendicano la cornice nazionale – Banche, sui livelli contrattuali è stallo

Cristina Casadei

ROMA Il contratto dei 309mila bancari finisce sotto la lente dell’esecutivo Abi che si terrà oggi e dei consigli nazionali dei sindacati in corso in questi giorni. Il prossimo incontro tra le parti, il 25 novembre a Milano, porterà certamente una svolta nel negoziato.

A Roma la Fabi, il principale sindacato del credito, ha invitato il presidente del Casl di Abi, Alessandro Profumo, oltre ai capi delle risorse umane dei principali gruppi, per rappresentare ai propri delegati lo stato del negoziato che, per ora, non ha dato risultati. I banchieri hanno chiesto ai sindacati di accettare la premessa, ossia nessuna possibilità di dinamiche salariali e rafforzamento del secondo livello, ma ancora non hanno scoperto le carte su metodo e calcoli. Profumo osserva che «bisogna dare certezze e prospettive alle persone che lavorano con noi, ma prima ancora devono avere prospettive le aziende. E oggi le banche non sono in grado di gestire dinamiche salariali strutturali a livello nazionale che vadano al di là dell’inflazione. È opportuno rafforzare il contratto aziendale e in quella sede si potrà discutere di produttività». Il sindacato, invece, in assenza di quadri precisi, non è disposto a trattare. La linea delle sette sigle (Fabi, Fiba, Fisac, Uilca, Dircredito, Sinfub, Ugl credito) per ora è netta.

Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, che ha chiesto ai banchieri di tagliarsi lo stipendio del 30 per cento, avverte: «La trattativa non va avanti finché non viene tolta la pregiudiziale del blocco degli scatti e del tfr che pesa per 1.700 euro a bancario. Altrimenti scendiamo in piazza. Noi – continua – vogliamo trovare una soluzione nell’ambito della durata del contratto nazionale».

Certamente le aziende vorrebbero essere più libere e autonome dai cosiddetti automatismi nel redistribuire risorse sul secondo livello. Paolo Cornetta, responsabile human resource del gruppo Unicredit, aggiunge: «Le nostre banche hanno modelli distributivi e organizzativi diversi». Omar Lodesani, cfo di Intesa Sanpaolo, crede fortemente «nel modello differenziato. Le banche stanno trovando strade diverse, alcune più domestiche altre più internazionali. Noi vogliamo realizzare al meglio il nostro modello della banca dei territori ».© RIPRODUZIONE RISERVATA

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IL SOLE 24 ORE, mercoledì 19 novembre 2014

Le alleanze. Profumo: vediamo se qualcuno arriva con «l’assegno in bocca» «Mps, partner estero? Valuteremo»

Monica D’Ascenzo

MILANO. Per eventuali alleanze al momento «non c’è nessuno in vista: oggi c’è solo un processo su cui dobbiamo lavorare con intensità e in riservatezza» ha dichiarato ieri il presidente di Banca Mps Alessandro Profumo, a margine del convegno a Roma della Fabi. Solo il giorno precedente l’amministratore delegato, Fabrizio Viola, aveva detto che gli advisor sono al lavoro sottolineando la necessità di investitori di lungo periodo. E proprio a un partner, possibilmente estero, guardano gli investitori. Le porte di Siena, almeno con l’attuale vertice, sono aperte a quest’ipotesi: «Se arriverà uno straniero con l’assegno in bocca lo valuteremo» ha commentato ieri Profumo, aggiungendo sull’ipotesi di “una soluzione francese”: «Il problema non è se parla francese o meno; il tema è se ha già un business in Italia o meno perchè se ha già attività in Italia ci possono essere maggiori sinergie e quindi può pagare un pò di più». Profumo ha ribadito che al momento non c’è nulla e non ritiene che un partner bancario possa materializzarsi nel corso del prossimo aumento di capitale. «Tendo a escludere che una banca compri solo il 20% di Mps. Se arriva una banca compra il 100% o ci fondiamo» ha precisato il presidente di Mps. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il Giornale (ed. Nazionale) del 19/11/14 pag. 20 «Pronti a valutare un’offerta estera»

Il presidente Profumo: «La banca non è la Lehman italiana, paghiamo i guasti del passato» Non c’è nessuno in vista, anzi «la coda non c’è», ma se «arrivasse uno straniero con un assegno in bocca» per comprare il Monte dei Paschi bisognerà valutare anche questa opzione. Ancora una volta il presidente del gruppo senese Alessandro Profumo, questa volta al 120° Consiglio nazionale del sindacato Fabi, prospetta l’ipotesi di un’aggregazione o dell’ingresso di soci strategici, che si è fatta più insistente dopo il mancato superamento dello stress test della Bce. Opzione su cui sono al lavoro gli advisor e che procede «parallela», dice, all’aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro previsto dal piano che deve ricevere il vaglio di Francoforte. I rumor indicano sempre Bnp come una delle candidate e Profumo rileva come non conti la nazionalità, affermando tuttavia come «chi ha già un business in Italia» può conseguire sinergie maggiori. Di sicuro se una banca è interessata al Monte vorrà o il 100% o la fusione – rileva – e non l’aumento, ma comunque lo scenario è ancora da definire e un’eventuale aggregazione potrebbe servire a ridurre lo sconto dell’operazione. Dopo l’ok della Bce, peraltro, la banca avrà nove mesi di tempo per portare a termine il rafforzamento, anche se l’operazione non avverrà all’ultimo mese. Il Profumo banchiere, anzi «bancario» che ha iniziato «lavorando su una pila di cambiali», come ripete sul palco prendendosi anche qualche rimbrotto dalla platea, rivendica i risultati conseguiti a Siena (che non «è la Lehman Brothers italiana»), che ha tagliato 900 milioni di euro di costi in tre anni, ha messo a segno un aumento del risultato operativo, ma che sta pagando ancora i guasti della precedente gestione. Oltre all’azione di responsabilità verso gli ex vertici, la banca sta «rianalizzando» la somma di 750 milioni chiesta come risarcimento a Nomura presso il Tribunale di Firenze.

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LA SICILIA, mercoledì 19 novembre 2014

IL PRESIDENTE: «STIAMO RIANALIZZANDO I 750 MLN CHIESTI A NOMURA COME RISARCIMENTO»

Mps, Profumo sulle ipotesi di alleanze: «Non c’è è ancora nessuno in vista»

ROMA. Non c’è è nessuno in vista, anzi «la coda non c’è è», ma se «arrivasse uno straniero con un assegno in bocca» per comprare Mps bisognerà valutare anche questa opzione. Il presidente del gruppo, Alessandro Profumo, al consiglio nazionale della Fabi, prospetta l’ipotesi ipotesi di un’aggregazione aggregazione o dell’ingresso ingresso di soci strategici. Opzione su cui sono al lavoro gli advisor e che procede «parallela», dice, all’aumento aumento di capitale fino a 2,5 5 miliardi di euro previsto dal piano che deve ricevere il vaglio di Francoforte. I rumors indicano sempre la Bnp come una delle candidate e Profumo rileva come non conti la nazionalità concedendo tuttavia come «chi ha già un business in Italia» può conseguire sinergie maggiori. Dopo l’ok ok della Bce la banca avrà nove mesi di tempo per portare a termine il rafforzamento, anche se l’operazione operazione non avverrà all’ultimo ultimo mese. Profumo rivendica i risultati conseguiti a Siena: ha tagliato 900 milioni di euro di costi in tre anni, ha messo a segno un aumento del risultato operativo ma sta pagando ancora i guasti della precedente gestione. Oltre al’azione azione di responsabilità verso gli ex vertici, la banca sta «rianalizzando» la somma di 750 milioni chiesta come risarcimento a Nomura presso il Tribunale di Firenze. Nella ristrutturazione dello strumento Alexandria «siamo stati danneggiati». Per il 2015, secondo il rapporto Abi, i prestiti a famiglie e imprese, già in recupero (- 0,8 8% a ottobre contro il -4,5 5% di novembre 2013) torneranno positivi ma intanto il quadro è difficile e le trimestrali in utile non devono ingannare. La migliore banca ha un ritorno sul capitale di appena il 5%. E per questo, secondo il Profumo capo della delegazione sindacale all’Abi Abi per il rinnovo dei contratti, non si possono tollerare aumenti delle dinamiche del costo del lavoro. Per il padrone di casa, Lando Sileoni, vanno tolte le due condizioni dell’Abi Abi, pena la rottura e la discesa in piazza dei lavoratori: il blocco degli scatti di anzianità e il ricalcolo del perimetro per il Tfr. La Fabi lancia una sfida: i top manager si riducano il 30% della remunerazione. ANDREA D’ORTENZIO ORTENZIO

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LA STAMPA, mercoledì 19 novembre 2014

Montepaschi, Profumo apre agli istituti stranieri

Luca Forno TORINO – Per il partner futuro del Monte dei Paschi, « se arriverà uno straniero con l’assegno assegno in bocca lo valuteremo». Il presidente di Montepaschi, Alessandro Profumo, approfitta del palco del 120esimo esimo consiglio nazionale Fabi per lanciare qualche segnale di apertura alle banche estere, come possibili soci di Mps. Il pensiero degli addetti ai lavori va subito a Bnl- Bnp Paribas, una banca francese con un forte radicamento in Italia, già oggetto di speculazioni nei giorni scorsi. Un’ipotesi ipotesi che sembra gradita allo stesso Profumo che a chi gli chiede se possa andare bene un partner che parli francese, il presidente di Mps risponde: « Il problema non è se parla francese o meno; il tema è se ha già à un business in Italia o meno perché se ha già attività in Italia ci possono essere maggiori sinergie e quindi può pagare un po’ di pià ù ». Profumo ha anche ribadito che al momento non ritiene che un partner bancario possa materializzarsi nel corso del prossimo aumento di capitale. « Tendo a escludere che una banca compri solo il 20% di Mps. Se arriva una banca compra il 100% o ci fondiamo». D’altro altro canto BnlBnp Bnp Paribas finora si è mostrata poiuttosto fredda su Mps, dicendo di essere più concentrata sul suo piano industriale che a operazioni straordinarie, come quella di Montepaschi. Riguardo la ricapitalizzazione da 2,5 5 miliardi di euro di Mps, Profumo ha ricordato che « noi dobbiamo fare un aumento subito dopo l’approvazione approvazione della Bce al capital plan e in parallelo lavoriamo sulle ipotesi di assetto strategico di lungo termine; abbiamo 9 mesi di tempo per farlo, è chiaro che non lo faremo all’ultimo». Intanto il segretario generale della Fabi, Lando Sileoni, è tornato a parlare di contratti. « I banchieri che per il rinnovo del contratto dei bancari chiedono ai lavoratori il blocco del costo del lavoro – sottolinea Sileoni – diano il buon esempio con un gesto di sensibilità sociale e riducano gli stipendi dei 300 super manager, che guadagnano in media 1,9 9 milioni l’anno anno del 30% », consentendo un risparmio di oltre 500mila mila euro l’anno.

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LA NAZIONE, mercoledì 19 novembre 2014

«Partner straniero? Se arriva con i soldi valuteremo» Profumo all’assemblea assemblea della Fabi

«NON C’E E’ NESSUNO in vista, solo processi su cui lavoriamo con intensità e in riservatezza». E’ quanto ha risposto il presidente di Mps Alessandro Profumo, in un’intervista intervista a Class Cnbc a margine del convegno Fabi, a chi gli chiedeva del possibile arrivo di nuovi soci strategici della banca o di aggregazioni. «Se arriverà uno straniero con l’assegno assegno in bocca lo valuteremo». E, a chi gli chiede se possa andare bene un partner che parla francese risponde: «Il problema non è se parla francese o meno; il tema è se ha già un business in Italia o meno perché se ha già attività in Italia ci possono essere maggiori sinergie e quindi può pagare un po’ di più». Il presidente di Rocca Salimbeni ha, poi, ribadito che al momento non c’è è nulla e che non ritiene che un partner bancario possa materializzarsi nel corso del prossimo aumento di capitale. «Tendo a escludere che una banca compri solo il 20% di Mps. Se arriva una banca compra il 100% o ci fondiamo». Ma ha anche spiegato che la prospettiva di un’aggregazione aggregazione per la banca può contribuire a ridurre lo sconto connesso alla ricapitalizzazione. «Chi gestisce le vostre pensioni e i vostri risparmi — afferma riferendosi ai potenziali sottoscrittori dell’aumento aumento — se deve comprare Mps vuole una remunerazione adeguata a quel costo». Il tema del capitale sarà importante per tutte le banche. Il Monte dei Paschi «i costi li ha già tagliati parecchio per 900 milioni in tre anni, i ricavi crescono in modo limitato, quindi ci vogliono economie di scala per ridurre ulteriormente i costi». La banca, quindi, da un lato lavora per l’aumento aumento di capitale «da varare non appena arriva il via libera Bce al piano, e allo stesso tempo lavoriamo sull’assetto assetto strategico a lungo termine: ma per sposarsi bisogna essere in due ed è un percorso tutto da costruire». Sul matrimonio eventuale «il cda della banca valuterà le diverse opzioni» tenendo conto «dell’insieme insieme dei nostri stakeholder». Il numero uno di Rocca Salimbeni ha anche rivendicato il lavoro compiuto dall’attuale attuale management. «Nei nove mesi di quest’anno anno il tanto bistrattato Monte dei Paschi — sottolinea –, tolti i 143 milioni aggiuntivi pagati per i Monti Bond, ha fatto un +16% di risultato operativo che non è malaccio. Poi abbiamo problema di qualità dell’attivo attivo con accantonamenti sempre consistenti. La banca tuttavia si è mossa e non è corretto dire che possiamo diventare la Lehman italiana», aggiunge Profumo con riferimento a quanto affermato in una recente intervista da un ex top manager dell’istituto istituto senese. Dichiarazioni che, nel giorno della loro pubblicazione, «mi hanno alterato l’umore umore». Infine Profumo ha annunciato che la banca sta «rianalizzando» la somma di «750 milioni di richiesta danni nei confronti di Nomura presentata lo scorso anno davanti al Tribunale delle imprese di Firenze. Azione avviata il 1 marzo dello scorso anno subito dopo «la pesante crisi reputazionale», non solo nei confronti della banca d’affari affari giapponese ma anche «nei confronti degli ex vertici, Giuseppe Mussari e Antonio Vigni. «Siamo convinti di essere stati danneggiati» e, conclude Profumo, «per questo vogliamo essere risarciti». r. s.

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CORRIERE DI SIENA, mercoledì 19 novembre 2014

Il caso Il presidente di Banca Mps parla di possibili soci stranieri che “non ci sono” “Venite con assegno in bocca

“Se arriva uno straniero con l’assegno assegno in bocca lo valuteremo”. Lo ha detto il presidente di Banca Mps, Alessandro Profumo, aggiungendo che “non mi pare che ci sia tutta questa coda. Non si è presentato nessuno”. Poi, riferendosi alla nazionalità dell’eventuale eventuale socio di Monte dei Paschi, Profumo ha spiegato che “non è se parli francese o meno, ma se ha un business in Italia o meno” perché in questo caso “abbiamo delle sinergie e così potrebbero pagare un pochino di più”. Ha insistito: “Non c’e e’ nessuno in vista, solo processi su cui lavoriamo con intensità e in riservatezza”. Profumo, in un’intervista intervista a Class Cnbc a margine del convegno Fabi, ha parlato così a chi gli chiedeva del possibile arrivo di nuovi soci strategici della banca o di aggregazioni. A a pagina 7 Il presidente Alessandro Profumo pessimista all’assemblea assemblea dell’Abi Abi dove ricorda quando faceva il cassiere “Valuteremo straniero con assegno in bocca Ma non c’è è la coda per entrare nel Monte”

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LA REPUBBLICA.it, martedì 18 novembre 2014

Profumo: “Mps? Se arriva straniero con assegno in bocca lo valuteremo”

Al convegno Fabi, il presidente della banca senese traccia l’identikit del possibile acquirente: “Se ha già del business in Italia avrebbe sinergie e potrebbe pagare un po’ di più”. In pratica, il ritratto di Bnp Paribas

di ANDREA GRECO

Profumo: “Mps? Se arriva straniero con assegno in bocca lo valuteremo” ROMA – Continua la chiamata alle armi (altrui) del Monte dei Paschi. La banca sfibrata dalle “eredità del passato” – bel paradosso per la più antica del mondo – e richiesta del quarto aumento di capitale in sei anni deve trovarsi anche un partner. “Per ora non c’è la fila degli investitori”, ha detto il presidente Alessandro Profumo, tra i più attivi nel tessere la rete verso l’alleanza strategica. Profumo, che è anche delegato dell’Abi sulla rappresentanza sindacale, parlava al Congresso della Fabi, il sindacato bancario con più iscritti. E il segretario Lando Sileoni lo ha pungolato come osservatore interessato alle danze apertesi dopo che il 26 ottobre la Bce ha accertato su Mps 2,11 miliardi di deficit patrimoniale. “Se arriva uno straniero con l’assegno in bocca lo valuteremo”, ha risposto Profumo alle domande. Ma il banchiere ex Unicredit, che ha nel carnet un centinaio di acquisizioni, ha aggiunto: “Se il compratore ha già dei business in Italia, avrebbe potenziali sinergie, quindi potrebbe pagare un po’ di più”. L’indizio porta a pensare di nuovo a Bnp Paribas, gruppo tra i più solidi in Europa, e in Italia già forte dal 2006 avendo incorporato Bnl dopo le gesta dei “furbetti del quartierino”. I francesi avrebbero più sinergie di altri, e già avevano provato a unire Lazio e Toscana, creando un polo ancor più grande nel paese. Ma i sette anni passati dal picco del ciclo, e le prospettive azzerate dell’economia in Italia, rendono l’appetito francese più scarso. Oggi una multinazionale come Bnl può scegliere dove investire in tutto il mondo (e quasi ovunque la crescita batte l’Italia). La sensazione è che, al di là della buona volontà di Profumo e dei suoi, sul dossier gravi ancora la nebbia. E anche i timidi tentativi “di sistema”, tra gli ultimi quelli di Bankitalia e del Tesoro su Ubi per creare un terzo polo tricolore, finora sarebbero tornati al mittente. Lo fiuta anche la Borsa, dove ieri Mps ha perso l’1% mentre il comparto saliva. Non è nemmeno chiaro se l’aumento calendarizzato a primavera precederà – come gradirebbero la logica e le autorità – la venuta dei nuovi soci. “Dobbiamo lavorare in parallelo anche sull’ipotesi di assetto strategico. La tempistica la decideremo in relazione alle opportunità”, ha detto Profumo. Grande flessibilità sul dossier, dello stesso genere che l’Abi chiede ai bancari sul contratto nazionale alle battute finali.

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ANSA, martedì 18 novembre 2014

Sileoni: Vogliamo proseguire la trattativa di rinnovo del contratto, ma le banche devono cambiare radicalmente atteggiamento, altrimenti …

(Ansa) – Roma, 18 nov – “Vogliamo proseguire la trattativa di rinnovo del contratto, ma le banche devono cambiare radicalmente atteggiamento, altrimenti siamo pronti a scendere di nuovo in piazza”. Lo afferma il segretario generale Fabi Lando Sileoni al 120 consiglio nazionale con l’intervento anche del presidente del comitato affari sindacali Abi Alessandro Profumo che ha ribadito le condizioni dell’associazione specie sul costo del lavoro rilevando però la disponibilità di trattare fino all’ultimo giorno. “Se i banchieri continueranno ad adottare la linea intransigente, si dovranno assumere la responsabilità di un’eventuale rottura del tavolo di confronto, davanti ai lavoratori e all’opinione pubblica” ha rilevato Sileoni.

“Abbiamo chiesto – aggiunge Sileoni – risposte chiare sui temi dell’area contrattuale, degli orari di lavoro, dei demandi alla contrattazione aziendale e di gruppo, ma finora non ci hanno voluto rispondere, se non in modo generico.

Quanto alla pregiudiziale del blocco del costo del lavoro, posta dall’Abi, proponiamo ai banchieri di dare l’esempio diminuendo del 30% gli stipendi di quei 300 super-manager che guadagnano in media 1,9 milioni l’anno. Sarebbe un gesto di grande sensibilità sociale”. (ANSA).

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RADIOCOR, martedì 18 novembre 2014 – 15:58:14 15:58

Banche: Sileoni a Profumo, per contratto via aut aut su scatti e Tfr

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Roma, 18 nov – I banchieri tolgano dalla tavolo del negoziato per il rinnovo del contratto dei 309mila bancari la pregiudiziale sul blocco degli scatti di anzianita’ e sul ricalcolo del perimetro per il Tfr. Lo ha chiesto il segretario generale della Fabi, Lando Sileoni, nel corso del dibattito con il presidente del comitato sindacale dell’Abi, Alessandro Profumo. “La vostra e’ una posizione politica, volete partirehttp://cdncache1-a.akamaihd.net/items/it/img/arrow-10×10.png da un punto di forza” ha aggiunto nel corso del dibattito con il banchiere. Sileoni stima che con le misure richieste dalle banche si avra’ “1.700 euro di risparmio a testa” per delle misure che “coinvolgono il 75% della categoria”. La Fabi, ha aggiunto Sileoni, non e’ contraria a discutere di un trasferimento sui gruppi di alcuni istituti del contratto nazionale ma non a queste condizioni. “Le banche, in sostanza, ci dicono: firmateci la resa e vi riconosciamo il diritto di sopravvivere”.

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ADNKRONOS, mercoledì 18 novembre 2014

15:22 BANCHE: FABI, CAMBINO ATTEGGIAMENTO SU CONTRATTO O PRONTI A SCENDERE DI NUOVO IN PIAZZA

 Roma, 18 nov. (AdnKronos) – ”Vogliamo proseguire la trattativa di rinnovo del contratto, ma le banche devono cambiare radicalmente atteggiamento, altrimenti siamo pronti a scendere di nuovo in piazza. Se i banchieri continueranno ad adottare la linea intransigente, si dovranno assumere la responsabilità di un’eventuale rottura del tavolo di confronto, davanti ai lavoratori e all’opinione pubblica”. Questo il messaggio lanciato da Lando Mariahttp://cdncache1-a.akamaihd.net/items/it/img/arrow-10×10.png Sileoni, segretario generale della Fabi, il principale sindacato dei bancari, nel corso del 120° Consiglio nazionale, che si è aperto oggi a Roma. ”Abbiamo chiesto risposte chiare sui temi dell’area contrattuale, degli orari di lavoro, dei demandi alla contrattazione aziendale e di gruppo, ma finora non ci hanno voluto rispondere, se non in modo generico” continuahttp://cdncache1-a.akamaihd.net/items/it/img/arrow-10×10.png Sileoni. “Quanto alla pregiudiziale del blocco del costo del lavoro, posta dall’Abi, proponiamo ai banchieri di dare l’esempio diminuendo del 30% gli stipendi di quei 300 super-manager che guadagnano in media 1,9 milioni l’anno. Sarebbe – conclude – un gesto di grande sensibilità sociale”.

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MERIDIONENEWS.it, martedì 18 novembre 2014

Oggi Consiglio nazionale Fabi incentrato sul Contratto – Il segretario generale Sileoni non esclude lo sciopero – Economia – L’Abi (Associazione banche italiane) vorrebbero bloccare il costo del lavoro. Secca la replica del numero uno dei sindacato più rappresentativo dei bancari: «I banchieri diano l’esempio diminuendo del 30 per cento gli stipendi di quei 300 super-manager che guadagnano in media 1,9 milioni l’anno»

Redazione – 18 Novembre 2014

Si è aperto oggi a Roma il Consiglio nazionale della Fabi, il sindacato più rappresentativo dei circa 309 mila lavoratori bancari del nostro Paese. Al centro del dibattito, neanche a dirlo, il Contratto nazionale di lavoro. Fino ad ora la trattativa tra sindacati bancari e Abi (Associazione bancari italiani) è bloccata. Le due parti si riuniscono e discutono dal maggio scorso. Ma l’accordo sembra ancora lontano. La trattativa, piuttosto sofferta, dovrebbe concludersi entro il 31 dicembre di quest’anno. Se non ci sarà accordo i banchieri potrebbero dare la disdetta al Contratto tutt’ora vigente. Ma i sindacati non resterebbero a guardare.

Anzi, a giudicare da quello che ha detto oggi Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, i sindacati, proprio in queste ore, starebbero valutando l’ipotesi di avviare una serie di scioperi. «Vogliamo proseguire la trattativa di rinnovo del Contratto – ha detto Sileoni – ma le banche devono cambiare radicalmente atteggiamento, altrimenti siamo pronti a scendere di nuovo in piazza. Se i banchieri continueranno ad adottare la linea intransigente, si dovranno assumere la responsabilità di un’eventuale rottura del tavolo di confronto, davanti ai lavoratori e all’opinione pubblica. Abbiamo chiesto risposte chiare sui temi dell’area contrattuale, degli orari di lavoro, dei demandi alla contrattazione aziendale e di gruppo, ma finora non ci hanno voluto rispondere, se non in modo generico». Secca anche la replica del segretario generale della Fabi alla richiesta dell’Abi di bloccare il costo del lavoro: «Proponiamo ai banchieri di dare l’esempio diminuendo del 30 per cento gli stipendi di quei 300 super- manager che guadagnano in media 1,9 milioni l’anno. Sarebbe un gesto di grande sensibilità sociale».

Ai lavori del Consiglio nazionale della Fabi partecipano circa 1700 i delegati sindacali venuti da tutta Italia per valutare, insieme agli organismi direttivi del sindacato, tutte le possibili iniziative da intraprendere nella trattativa sul rinnovo del Contratto, giunta ormai la giro di boa. Presenti, in qualità di ospiti, anche i banchieri e gli alti dirigenti delle banche. Tra questi, Alessandro Profumo, Presidente Comitato Affari sindacali e lavoro di Abi e di Mps; Omar Lodesani (Chief Operating officer Gruppo Intesa Sanpaolo); Paolo Cornetta, Responsabile Human Resources Gruppo Unicredit; e i capi del personale di tutti i maggiori gruppi creditizi italiani.

Come già accennato, il dibattito di oggi è stato incentrato sul rinnovo del Contratto nazionale. I sindacati chiedono il mantenimento dei livelli occupazionali attraverso il rafforzamento dell’area contrattuale per tutelare i lavoratori dal rischio esternalizzazioni, il recupero dell’inflazione, con un aumento economico triennale del 6,05%, lo sviluppo di ulteriori attività e professioni, per promuovere un aumento dei ricavi, la messa a punto di un modello di banca alternativo, non a livello di settore, ma azienda per azienda, e, infine, chiedono di creare la condizioni per nuovi posti di lavoro. I banchieri, rappresentati da Alessandro Profumo, capo delegazione sindacale di Abi, vogliono invece l’interruzione della crescita automatica del costo del lavoro, una contrattazione nazionale più leggera con maggiori demandi alla contrattazione di secondo livello, mano libera sull’area contrattuale e riconoscono un recupero dell’inflazione pari solo all’1,85%. I banchieri pongono inoltre una pregiudiziale per il prosieguo della trattativa: o i sindacati accettano l’interruzione della crescita automatica del costo del lavoro, oppure non c’è margine di trattativa su nessun argomento. Le parti hanno fissato i prossimi due incontri a Milano, il 25 e 26 novembre, per misurare le rispettive distanze.

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ITALREPORT.it, martedì 18 11 2014

Roma, Consiglio Nazionale Fabi. Sileoni: banchieri si riducano stipendio del 30%

Carmelo Raffa

120° consiglio nazionale Fabi. “S.O.S. Contratto – il contratto dei bancari” Sileoni (Fabi): “se banchieri non cambiano atteggiamento pronti a scendere di nuovo in piazza. Su riduzione del costo del lavoro, banchieri diano esempio e si taglino lo stipendio del 30%”

Roma, 18 novembre 2014 – Arrivati oggi a Roma 1700 delegati sindacali per decidere le iniziative da intraprendere nella trattativa sul rinnovo del contratto degli oltre 309mila bancari italiani, giunta al giro di boa. “Vogliamo proseguire la trattativa di rinnovo del contratto, ma le banche devono cambiare radicalmente atteggiamento, altrimenti 2014_11_19-rassegna_Pagina_12_Immagine_0003siamo pronti a scendere di nuovo in piazza. Se i banchieri continueranno ad adottare la linea intransigente, si dovranno assumere la responsabilità di un’eventuale rottura del tavolo di confronto, davanti ai lavoratori e all’opinione pubblica. Abbiamo chiesto risposte chiare sui temi dell’area contrattuale, degli orari di lavoro, dei demandi alla contrattazione aziendale e di gruppo, ma finora non ci hanno voluto rispondere, se non in modo generico. Quanto alla pregiudiziale del blocco del costo del lavoro, posta dall’Abi, proponiamo ai banchieri di dare l’esempio diminuendo del 30% gli stipendi di quei 300 super-manager che guadagnano in media 1,9 milioni l’anno. Sarebbe un gesto di grande sensibilità sociale”. Questo il messaggio lanciato da Lando Maria Sileoni, Segretario generale della FABI, il principale sindacato dei bancari, nel corso del 120° Consiglio nazionale della FABI, che si è aperto oggi a Roma e si concluderà il 20 novembre.

All’evento partecipano circa 1700 i delegati sindacali venuti da tutta Italia per valutare, insieme agli organismi direttivi del sindacato, tutte le possibili iniziative da intraprendere nella trattativa sul rinnovo del contratto degli oltre 309 mila bancari italiani, giunta ormai la giro di boa. Presenti, in qualità di ospiti, anche i protagonisti del mondo bancario italiano, nelle due tavole rotonde, organizzate nell’ambito dei lavori del Consiglio e intitolate “CCNL, modello di banca e grandi Gruppi bancari: tre opportunità per uscire dalla crisi”.

Tra questi: Alessandro Profumo, Presidente Comitato Affari sindacali e lavoro di Abi e di Mps), Omar Lodesani (Chief Operating officer Gruppo Intesa Sanpaolo), Paolo Cornetta, Responsabile Human Resources Gruppo Unicredit; i capi del personale di tutti i maggiori gruppi creditizi italiani, e Lando Maria Sileoni, Segretario generale della FABI.

TRATTATIVA SUL CONTRATTO DEI BANCARI AGLI SGOCCIOLI La trattativa per il rinnovo del contratto nazionale degli oltre 309mila bancari italiani è iniziata a maggio, e stando al comune impegno delle parti, dovrebbe concludersi entro il 31 dicembre, data a partire dalla quale i banchieri, se non è stato raggiunto un accordo, possono dare la disdetta del contratto tutt’ora vigente. La trattativa è giunta al giro di boa: o si lavora per arrivare a un’intesa o il sindacato sarà legittimato a indire le assemblee dei lavoratori e a valutare iniziative di mobilitazione. Le posizioni di banche e sindacati sono, tuttavia, ad oggi molto distanti e si rischia la rottura. I sindacati chiedono: il mantenimento dei livelli occupazionali attraverso il rafforzamento dell’area contrattuale per tutelare i lavoratori dal rischio esternalizzazioni, il recupero dell’inflazione, con un aumento economico triennale del 6,05%, lo sviluppo di ulteriori attività e professioni, per promuovere un aumento dei ricavi, la messa a punto di un modello di banca alternativo, non a livello di settore, ma azienda per azienda, e, infine, chiedono di creare la condizioni per nuovi posti di lavoro. I banchieri, rappresentati da Alessandro Profumo, capo delegazione sindacale di Abi, vogliono invece: l’interruzione della crescita automatica del costo del lavoro, una contrattazione nazionale più leggera con maggiori demandi alla contrattazione di secondo livello, mano libera sull’area contrattuale e riconoscono un recupero dell’inflazione pari solo all’1,85%. I banchieri pongono inoltre una pregiudiziale per il prosieguo della trattativa: o i sindacati accettano l’interruzione della crescita automatica del costo del lavoro, oppure non c’è margine di trattativa su nessun argomento. Le parti hanno fissato i prossimi due incontri a Milano, il 25 e 26 novembre, per misurare le rispettive distanze.

 

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