Home Dal Web Controlli severi sul mercato delle banane ma non su quello di missili e mitragliatrici (da Repubblica.it, martedì 3 maggio 2012)

Controlli severi sul mercato delle banane ma non su quello di missili e mitragliatrici (da Repubblica.it, martedì 3 maggio 2012)

di Redazione

IL RAPPORTO

La mancanza di regole internazionali e obblighi vincolanti ha permesso un flusso continuo verso il conflitto civile in Siria, dove sono stati importati sistemi di difesa per un valore di 167 milioni di dollari. I dati diffusi da Oxfam International che sottolinea come la mancanza di standard globali sul mercato degli strumenti di guerra sia un fattore chiave per le violazioni degli embarghi

Controlli severi sullo mercato delle banane  ma non su quello di missili e mitragliatrici 

ROMA – “Come può la vendita di banane essere controllata più severamente della vendita delle mitragliatrici?” Dal 2000 ad oggi sono stati importati armi e munizioni per un valore di oltre 2.200 milioni di dollari nei paesi soggetti a embargo. Sono i  nuovi dati diffusi oggi da Oxfam International.

Comportamenti irresponsabili. In particolare, viene mostrato come gli Stati produttori di armi hanno palesemente violate oltre 26 embarghi imposti dalle Nazioni Unite, oltre che gli accordi regionali o multilaterali in vigore. Oxfam chiede alla comunità internazionale di porre fine a decenni di comportamenti irresponsabili in questo ambito che hanno distrutto la vita di milioni di persone, e li esorta a concordare una serie di norme giuridicamente vincolanti, quando  –  nel luglio prossimo –  i rappresentanti dei governi delle principali nazioni produttrici di armi si incontrano per elaborare un nuovo trattato sul commercio degli armamenti.

Il costante flusso verso la Siria. Il rapporto mostra anche come la mancanza di obblighi forti e giuridicamente vincolanti sulla vendita e il trasferimento di strumenti di guerra ha consentito un flusso continuo verso la Siria. Nel 2010, ad esempio, nel Paese mediorientale sono stati importati sistemi di difesa aerea e missilistica per un valore di 167 milioni di dollari ed armi leggere di piccolo calibro, oltre che munizioni e rifornimenti, per un valore di un altro milione. Alcune di queste armi hanno giocato un ruolo nella repressione del governo siriano sui dimostranti. Le Nazioni Unite stimano che 8.000 persone sono state uccise tra l’anno scorso e quest’anno.

Embarghi “facili da violare”. Il coordinatore per la campagna Control Arms Oxfam, Anna MacDonald, ha dichiarato: “Siamo di fronte ad un momento storico in cui la sfida è di garantire che il nuovo trattato sia abbastanza forte. Il trattato deve inequivocabilmente bloccare i trasferimenti dove le armi possono incoraggiare conflitti, povertà o violazioni dei diritti. Gli embarghi sulle armi in vigore sono troppo facili da violare o ignorare  –  ha aggiunto – la mancanza di regolamentazione internazionale, ha consentito agli Stati di importare impunemente armi sotto embargo.”

I  records delle importazioni. Per oltre 10 anni, diversi Stati hanno violato l’embargo ed hanno continuato la loro attività su larga scala. Sono il Myanmar (la ex Birmania) con 600 milioni di dollari, tra il 2000 e il 2010; l’Iran, con  574 milioni, tra il 2007 e il 2010; la Repubblica Democratica del Congo, con 124 milioni, tra il 2000 e il 2002.

Dove c’è guerra, povertà, violazioni. L’Oxfam, nel suo rapporto, afferma che la maggior parte del commercio mondiale di merci, comprese le banane, il caffè e il cacao, è fortemente regolamentato, ma altrettanto rigore non esiste nel controllo dello scambio di armi attraverso le frontiere. C’è al contrario un mosaico intricato che consente agli Stati di continuare l’importazione e il commercio, nonostante l’embargo dell’Onu ed altre misure. Per essere efficace – sottolinea infine il rapporto di Oxfam – il nuovo Trattato sul commercio delle armi deve includere criteri giuridicamente vincolanti per impedire i trasferimenti di armi, soprattutto dove esiste un rischio sostanziale che andrebbero ad alimentare conflitti, povertà o violazioni dei diritti umani.

(03 maggio 2012)

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